Porti: il Presidente Olivieri al MIT per l'incontro sul disegno di legge di riforma della governance portuale
Il Presidente Olivieri, come delegato nazionale UPI per la portualità, ha partecipato, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all’incontro dedicato al disegno di legge di riforma della governance portuale e al rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche marittime.
Presieduto dal Viceministro Edoardo Rixi, il confronto ha registrato una partecipazione ampia e qualificata di istituzioni, associazioni di categoria, operatori della logistica, rappresentanze del lavoro e autonomie territoriali. Si tratta di una fase storica in cui i porti assumono un ruolo che va ben oltre quello di semplici infrastrutture marittime: sono piattaforme logistiche, energetiche, industriali e tecnologiche; porte di accesso ai mercati internazionali e strumenti fondamentali per la crescita economica del Paese. In tale prospettiva, il porto non può essere considerato un’entità autonoma e separata dal territorio, poiché la competitività di uno scalo dipende dalla qualità delle connessioni terrestri, dall’efficienza delle reti stradali e ferroviarie, dalla presenza di retroporti adeguati e dalla capacità del territorio di gestire i flussi di merci e persone. In questo contesto, le Province svolgono un ruolo essenziale, amministrando migliaia di chilometri di strade che costituiscono spesso il primo e l’ultimo tratto delle catene logistiche nazionali e garantendo quotidianamente il collegamento tra porti, aree produttive, interporti e reti di trasporto. Per queste ragioni, appare quanto mai opportuno che la riforma riconosca in maniera più esplicita il contributo delle Province nei processi di pianificazione e programmazione delle opere strategiche. Viene proposto, in particolare, che nella definizione dei fabbisogni infrastrutturali e nell’attuazione degli interventi a maggiore impatto territoriale sia previsto un coinvolgimento strutturato degli enti di area vasta.
Analoga attenzione viene riservata alla prevista istituzione di “Porti d’Italia S.p.A.”: se da un lato l’esigenza di una regia nazionale e di una visione sistemica appare condivisibile, dall’altro occorre evitare che il necessario coordinamento si traduca in un’eccessiva centralizzazione decisionale. L’efficienza del sistema dipenderà infatti dalla capacità di coniugare indirizzo nazionale e conoscenza dei territori, garantendo procedure snelle, trasparenti e orientate ai risultati. Ulteriore profilo rilevante riguarda il rapporto tra grandi porti strategici e portualità diffusa. L’Italia, in quanto nazione marittima, è caratterizzata da una pluralità di scali che svolgono funzioni economiche, sociali e territoriali differenziate: accanto ai grandi porti della rete europea, operano porti regionali, turistici, pescherecci e insulari che assicurano occupazione, continuità territoriale, servizi alle comunità e sviluppo della Blue Economy. La modernizzazione del sistema deve pertanto valorizzare l’intera rete portuale nazionale.
Infine, è indispensabile che ogni investimento infrastrutturale sia accompagnato da obiettivi di sostenibilità ambientale, adattamento climatico, efficientamento energetico e tutela delle coste, nella consapevolezza che la competitività futura si fonda su infrastrutture moderne, ma anche sostenibili e pienamente integrate con i territori. «Confermiamo la disponibilità a collaborare con il Parlamento, il Governo e tutti gli attori istituzionali affinché questa riforma possa rafforzare il sistema portuale italiano, senza indebolire il ruolo strategico dei territori che ne costituiscono il naturale retroterra», ha dichiarato il Presidente Olivieri.
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