|
Una peculiare vicenda accomuna la sorte degli oratori
savonesi, edificati accanto alla Cattedrale sul Priamàr nella cosiddetta
Contrata Batutorum o Contrada dei dieci oratori, tra il XIII e il XIV secolo,
quali sedi delle confraternite dei disciplinanti, sorte in seguito al fervore
penitenziale diffuso in Liguria nel XIII secolo, e che costituirono ben presto
veri autentici centri di aggregazione sociale, spesso connessi ad istituzioni
assistenziali vere e proprie quali ospedali e ospizi.
Demoliti in seguito alla costituzione della fortezza
genovese dopo il 1542, grazie anche al fervore popolare rinnovato dalla
miracolosa apparizione di N.S. di Misericordia, gli oratori furono ricostruiti
in piano nell'ambito del tessuto cittadino, riducendo progressivamente il loro
numero fino agli attuali sei.
Tali edifici furono rinnovati nel '600 uniformandosi
ai principi della Controriforma; essi furono quindi ristrutturati e abbelliti al
loro interno nel '700, epoca a cui risale l'acquisizione di prestigiose opere
d'arte, tra cui i grandi cicli pittorici con le storie dei santi titolari che
rendono i nostri oratori una sorta di veri musei della pittura savonese, gli
apparati lignei processionali, i ricchi corredi di arredi, argenterie e
paramenti liturgici che contribuirono con il loro sfarzo a rendere più
suggestivo e convincente il messaggio di edificazione dei fedeli con
l'allestimento di un vero e proprio theatrum sacrum, in cui andavano
ambientandosi con sempre maggiore verosimiglianza le sacre rappresentazioni
liturgiche culminanti nella processione dei Misteri.
Scampati alla tempesta napoleonica, che ne requisì
in
parte le sedi e i beni, essi furono rinnovati e valorizzati nel corso del XIX
secolo per il risorgere delle antiche tradizioni, nel periodo successivo alla
Restaurazione e quindi nel tardo Ottocento, epoca in cui si assiste ad un vero e
proprio revival delle confraternite che rinnovarono i loro corredi di preziosi
arredi liturgici.
Tuttavia, con il nuovo piano regolatore cittadino del
1889 le sedi degli oratori subirono una nuova migrazione nel tessuto urbano
savonese, dovuta alla ristrutturazione edilizia operata dai "picconi demolitori"
ottocenteschi, che inglobò alcuni oratori in isolati di civile abitazione,
mentre altri dovettero trasferirsi in edifici religiosi preesistenti.
Oltre alla commissione delle più note e prestigiose
opere d'arte che li abbellirono nel corso dei secoli, è da segnalare infine
presso i nostri oratori la realizzazione nell'Ottocento di alcune immagini a
stampa celebrative da distribuire ai fedeli, in sostituzione delle tradizionali
fugacce con l'effigie dei Santi patroni: La Madonna di Misericordia a N. S. di
Castello, (incisione del Gismondi da una copia piolesca di G.Rastellino),
S.Giovanni Evangelista nel deserto (incisa a bulino nel 1828 da Daniele Del Re e
Giuseppe Piaggio da un originale di Guido Reni) e la più tarda e accademica
effigie del Cristo Risorto |