Fauna ittica

Regole del No-Kill
Il “No-Kill” è una tecnica di pesca chiamata anche “Catch and Release” (prendi e rilascia) sperimentata per la prima volta nei Parchi degli Stati Uniti e poi diffusa in Europa e anche in Italia. Si tratta di una tecnica considerata dagli Enti gestori un valido strumento di gestione di pesca, mentre molti pescatori la considerano una vera e propria filosofia personale. In sostanza la No-Kill consiste nel rilasciare il pescato immediatamente dopo la cattura, procurandogli il minor danno possibile.

1) USARE AMI SINGOLI E SENZA ARDIGLIONE
Gli ami multipli (ancorette) e gli ami con ardiglione provocano al pesce ferite gravi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Usando ami singoli e privi dell’ardiglione potremo slamare più facilmente il pesce e senza provocargli danni. Pur facilitando la slamatura, gli ami privi di ardiglione sono in grado di provocare danni di una certa entità, soprattutto a carico delle strutture della bocca e della gola del pesce, che, nei casi più gravi, muore a causa dell'impossibilità di alimentarsi o per la gravità delle ferite riportate, soprattutto in conseguenza del combattimento. Anche se il pesce riesce a sopravvivere andrà incontro ad un periodo di stress alimentare che potrebbe pregiudicarne la condizione. Normalmente l’amo senza ardiglione aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il recupero del pesce.

2) RECUPERARE E SLAMARE IL PESCE VELOCEMENTE
Il pesce durante il ricupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell'acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi, e comunque, dove possibile, è consigliato tenere il pesce in acqua.

3) TENERE IL PESCE IN ACQUA
Se nel recupero portiamo il pesce sin sotto riva, sabbiosa o sassosa, potremmo provocare ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protettivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato, mentre è ancora in acqua.

4) MANEGGIARE DELICATAMENTE IL PESCE CON LE MANI BAGNATE
Toccare il pesce con le mani asciutte può creare uno shock termico alla preda dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto alla sua, simile a quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l'asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è altrettanto importante: non mettetegli le dita nelle branchie e non stringetelo. Il guadino, senza nodi nella rete, può essere d'aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete sulle branchie.

5) SLAMARE IL PESCE CON CURA
Oltre a farlo delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è opportuno utilizzare un paio di pinze (come quelle emostatiche). Il pesce allamato profondamente, ossia nell’esofago e non sulla bocca, non deve essere slamato. In questo caso la slamatura potrebbe aver provocato ferite gravi, in parte vitali, perciò si consiglia di non slamare, ma di tagliare il finale. Il pesce sarà nuovamente libero e, nella migliore delle ipotesi, potrebbe riuscire ad espellere l’amo attraverso l’ano (facilitato dall’assenza dell’ardiglione).

6) RIANIMARE IL PESCE
Se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un po’ in avanti e indietro faremo entrare l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo rilasceremo solo quando inzierà a muoversi da solo, cercando di liberarsi. Consigliamo un recupero veloce della preda per non stancarla troppo.

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